domenica 28 ottobre 2012
Siilo in maniera estrema
Sii malvagia, sii coraggiosa, sii ebbra, sii sfrenata, sii dissoluta, sii dispotica, sii un'anarchica, sii una fanatica religiosa, sii una suffragetta, sii quello che ti pare, ma per amor del ciclo siilo in maniera estrema.
Vivi vivi pienamente, vivi appassionatamente, vivi disastrosamente au besoin"
[Violet Trefusis, Anime Gitane, lettere d'amore a Vita Sackville-West, Archinto]
Riprendendo in mano questo libro, giallo ocra stinto in una giornata grigia e freddissima, ho provato a verificare tra la mia corrispondenza se mai ne avessi scritto qualcosa, a riguardo, e a quando risalisse quell'acquisto. Luglio 2007 ...
**
"Treno, sole altissimo nel cielo, il Golfo era uno spettacolo. E sono arrivato a destinazione con il sole che ancora non voleva andare a nanna. Mi sono immerso in un libro comperato stamani, "Violet Trefusis, Anime Gitane, Lettere d'amore 1910-1921, Archinto". Non immagini il piacere di leggere gli scritti di Violet sedicenne.
"Ti amo, Vita, perchè ho visto la tua anima".
E' stato un vero piacere, e un continuo brivido, pizzichi di fulmini cerebrali nella solitudine di un viaggio che non volevo essere scalfita neppure dallo sguardo dell'ignara ragazza dirimpettaia. Conosci bene la storia del loro amore saffico, ne abbiamo parlato a lungo, in passato. Leggo di un suo viaggio in treno, la scrittura di quel cuore palpitante e delirante ...
--
Men tiliche, al ritorno in treno ... mi sono sentita improvvisamente svenire. Ti voglio terribilmente. Ti voglio in tutti i sensi, ma ti voglio tremendamente. Sai come. Non hai idea di come stia. Ho cercato di spiegartelo a Monte Carlo. Bisogna fare qualcosa. Molte cose che mi riguardano non le capisci. Sono passionale in modo sfacciato, 'quanto' immagino che tu neanche lo sappia. Non vorrei che tu lo sapessi. Tutta la forza della passione è incentrata su di te. Ti voglio, ti desidero, oltre qualsiasi altra cosa, come non ho mai desiderato nessuno nella mia vita. (Non riesco a vedere nessuno, nemmeno se ha una bellezza comune, senza emozionarmi, pensa cosa mi provochi tu.) Nella galleria ho chiuso gli occhi e mi è sembrato di sentire che ti piegavi su di me per baciarmi sulle labbra.
Oh Mitya, mon amour, ma vie, reviens. Il faut que tu reviennes.
Parfois, avant de m'endormir, à force de te désirer, je finis par sentir ton corps allongé à mes côtés, toute la tiédeur de ta chair frémissante, les baisers de ta bouche, et les caresses de tes doigts, et je défaillis, et je me sens sur le point de mourir ...
N'éprouves-tu jamais de telles sensations, voyons, un peu de franchise?
C'est que je te 'veux' que c'est de la frénésie! Il y a des jours entiers ou je ne pense qu'à cela. C'est de la démence, tout ce que tu voudras, mais aussi j'en meurs. Je suis sûr que tu n'as jamais rien éprouvé de tel.
Mon amour, ma joie, reviens, le t'en conjure!
(Oh Mitya, amore mio, vita mia, ritorna. Devi ritornare. A volte prima di andare a letto, a forza di desiderarti, finisco per sentire il tuo corpo stendersi accanto al mio, tutto il tepore della tua carne fremente, i baci della tua bocca, e le carezze delle tue dita, e mi sento di svenire, e sul punto di morire ... Non provi mai queste sensazioni, dai, in tutta franchezza? E' che ti voglio. Ti voglio fino a delirare. Ci sono interi giorni in cui non penso ad altro. E' follia, chiamala come vuoi, ma mi fa morire. Sono sicura che tu non hai mai provato nulla di simile. Amore mio, gioia mia, ritorna, ti scongiuro!)
**
Scrittura moderna, giovane, che entra direttamente in circolo, nel sangue, nel cuore.
E il freddo di queste ore lascia il posto al calore di due cuori femminili, che battono quasi all'unisono per produrre pagine uniche a riflettere vita, incontri, baci, distacchi, deliri e malinconie.
Un pensiero a tutte coloro che, in treno, stanno ritornando sotto la pioggia, dopo aver scambiato il bacio che volevano, pensieri in movimento, ma con quella felicità unica che non scivola subito via, dopo l'amore.
Eclissi
Destino
Per me, per noi, il 'destino' non può essere un'idea vana. È affermare che l'amore occupa un posto centrale nell'universo. Altrimenti, non ci resta che rassegnarci al caso, soccombere davanti al potere dell'oblio e lasciare il futuro nelle mani delle ombre.
Una volta, dopo averla baciata, le lessi in un sussurro che conservava ancora la dolcezza del bacio: "Pensa alle migliaia di anni che sono stati necessari perché la pioggia, il vento, i fiumi e il mare trasformassero una roccia in quella sabbia con cui stai giocando. Pensa ai milioni di esseri che sono stati necessari perché le tue labbra ardessero sotto alle mie".
Lo ricordo, Marina, e ricordo come mi baciasti ancora dopo che io l'ebbi letto, e ora le mie labbra ardono di desiderio insoddisfatto, di amore devastato, di solitudine, di nostalgia per il giardino perduto della tua bocca.
[Irene Gonzalez Frei, Il tuo nome scritto nell'acqua, TEA]
Una frase che mi piacque molto, in un libro che non ha moltissimi anni ma che non è semplice da trovare.
Penso al destino, alla nostra lotta quotidiana per la sopravvivenza, per illuminare l'oscurità della vita, per cogliere un bacio, per non adagiarci nell'oblio che dicono aspettarci, se solo mollassimo tutto.
Un bacio. Atteso prima, in modo delirante, e dopo perso, come tante cose, in questa esistenza. Costruire incontri, relazioni, fili e poi ... così, vederli volare via, come bolle di sapone che ci sfuggono dalle labbra con un soffio, e corrono altrove.
E' la vita. E' questo che ci chiedono qui sotto, in questo teatrino ambulante che chiamano vita.
Bello, leggere dei forum e trovare così tanti esseri che cercano semplicemente un bacio. Cercano di allacciare fili, provano in tutti i modi a lanciare messaggi in bottiglia, a dare disponibilità a illuminare ciò che, attorno, pare enorme, ma solo apparente, buio.
Eclissi
domenica 7 ottobre 2012
Al cinema muto - The Flesh and The Devil
Scorrono immagini in bianco e nero, sul grande schermo posto davanti
ai nostri visi attenti. Siamo entrati furtivi, mano nella mano, in questo piccolo
cinema, in una città ai margini dei nostri sicuri e protettivi sentieri. Io e
te, perfetti sconosciuti al mondo che ci circonda, e anche l'uno per l'altra:
soprattutto, tra noi. Chi siamo, davvero, io e te?
E chi avrebbe potuto immaginare che, in un giorno nebbioso di un anno
qualunque, in un ottobre piovoso, ci saremmo venuti, in questo posto, e avremmo
passeggiato sotto i portici e lungo le morbide anse del fiume che scorre quasi
immobile tra i salici, fissando vetrine e occhi curiosi, sfiorando altri noi
che camminano spauriti, talvolta disperati, alla ricerca di un istante di
paradiso?
Gli istanti di paradiso ... ne riusciremo a costruire uno, uno solo
per noi, oggi, costretti come siamo a correre all'impazzata, per la gran parte
dei giorni, senza quasi più emozioni e brividi? Rifletti su come viviamo, io e
te ... è un continuo zigzagare per evitare improvvise cadute di vasi di dolore,
posti bellamente in bilico sul bordo di mutabili balconi di malinconia, da quel
dio burlone che ci ha gettati qui sotto, senza rete. Bel Burattinaio, Lui,
impegnato com’è a spostare, depistare, intorcinare le nostre azioni, e ad
osservarci legare e slegare fili intimi di relazione e comunicazione.
Costretti, noi, ad indossare maschere in continua evoluzione, nel teatrino che
chiamano vita. Attori o comparse, poco conta, in un cinema del nulla, muto e
vuoto come le nostre esistenze; tutte, e per tutti, a scadenza definita, prima
del silenzio eterno.
Nebbia, fuori da questo cinema, il grigiore del mondo che si è fissato
nelle nostre ossa, mentre percorriamo i pochi metri che dalla stazione ci separano
da questo teatro. Senza guanti, tu, e così ho tolto i miei e ti ho lasciato
accarezzare la mia mano, calda, viva, delicata. Pulsa il sangue, in me. La
senti, vero, la mia voglia della tua pelle? Ho i brividi mentre mi insinuo
lungo le tue falangi gelide, fino a quelle gocce rosse di smalto, stese con
cura su unghie di donna abituata a graffiare, anche in amore. Bello, camminare
come due innamorati, a braccetto, per strade deserte, rese un po’ scivolose da
foglie ingiallite, spiaccicatesi al suolo dopo un volo trepidante e tremolante,
dalla vita alla morte. Ed io e te, vivi, oggi. Qui.
Abbiamo accarezzato per giorni questa voglia di fuggire da tutto e
tutti per isolare i nostri pensieri, per allontanare problemi e quotidianità,
coi telefonini imbavagliati per qualche ora. Voglia di silenzio, di pelle, di
noi. Un uomo e una donna, liberi di essere come si sentono. Liberi di darsi il
Tutto e il Niente che desiderano.
E così ti ho voluta, assieme a me, in un cinema. Poltroncine rosse, e
il vuoto davanti a noi, mentre siamo seduti come ragazzini in ultima fila, giusto
per non essere osservati da occhi indiscreti. Ma che stupidi ... e chi mai
verrebbe a cercarci, qui, in un cinema vuoto di periferia? Chi potrebbe sapere
di noi, in un posto che tra poco si immergerà nei primi vent'anni del secolo
scorso, e i cui contenuti non interessano quasi più a nessuno?
Ti siedi, sfilandoti l’ampio cappotto, ed accavalli le gambe,
sistemando la gonna molto corta dal tessuto elastico, e stirandola verso il
basso, con un lieve ancheggio. Credo tu l'abbia scelta per potermi osservare,
con la coda dell’occhio, mentre incedi ondeggiando sulle nuove scarpe coi
tacchi a spillo. Volevi essere ammirata, oggi, sinuosa ed elegante, bella per
me, e sai cogliere il mio sguardo rapito, estasiato. Mi accomodo anch’io e mi
va di accarezzarti i lunghi capelli, mentre suona la campanella che avverte
dell'inizio della proiezione. Con naturalezza porti la mia mano sinistra tra le
tue, sotto il cappotto che hai steso come una calda coperta sopra le nostre
ginocchia. Mi sussurri, con un filo di voce, che vuoi sentire il mio palmo
bruciante premere sulle gambe e sfiorarti le calze velate, risalendo dove
troverai solo un lembo di carne, delicata ed umida. E mi baci, all'inizio delle
labbra, sfiorandomi con la lingua e sfuggendomi l’attimo successivo, quando
avrei voluto ricambiare, penetrarti tra le labbra dischiuse. Sorridi maliziosa
e provocante, hai capito che ora so della tua voglia, e sono prigioniero delle
tue mani e della tua pazzia. Godi per essere stata tanto spudorata esponendoti
fino a dove non mi sarei mai aspettato: non indossi intimo, e probabilmente ti
sei anche depilata integralmente, forse per rendere più vividi i contorni della
soglia oltre la quale non potrò spingermi, e dovrò bruciare per l’attesa.
La Carne e il Diavolo ... il
corpo e la passione ... mi stai tentando senza porti domande, senza inibizioni,
un po' puttana, sicuramente inattesa. Apri le mani, che prima bloccavano le
mie, e lasci salire ancora la gonna, allargando le gambe con un sospiro di
liberazione che riempie il tuo petto e lascia vibrare il seno, sotto la
camicetta bianca aperta per metà. “Avvicinati e affonda in me”, sembri
sussurrare con quell'ansito di piacere.
Le luci si spengono, e le mani di un pianista iniziano ad accarezzare
i tasti bianchi e neri, solo una luce sullo spartito. Poi, l'orchestra,
clarinetti, violini ... oh, non ti avevo detto che stasera avrebbe suonato
un'orchestra dal vivo ... è nascosta nella buca, sotto il palco. La vedi? Quel
posto, sai, qualcuno lo definisce “golfo mistico”, chissà mai perché. Quei
maestri musicheranno, anche per noi, un film muto. Anche questo, hai ragione,
non te l'avevo accennato, era la sorpresa che ho tenuta nascosta fino alla
fine. Ma la vera sorpresa, ora, sei tu. Che approfitti del buio per reclinare
il capo alla ricerca del mio viso, lasciando cadere i capelli fini e lisci
sulle mie spalle. Avverto il tuo profumo, il sapore del tuo rossetto tra le mie
labbra, la voglia di dirmi che oggi sarai tutta per me. Compare e scompare la
tua lingua, che sfiora la mia e poi sfugge ancora, passando dal lobo delle
orecchie, al mento, fino alla base del collo, lasciando una scia di saliva
calda. “Bava di ragno che tesse la tela”, scriveva Alina Reyes in un suo noto
libro.
Nessuna voce, nessuna parola, nessun dialogo, sullo schermo. Parlano
gli sguardi e gli occhi, nella pellicola,
le tue labbra avide e le mie mani tremolanti, lungo le tue gambe. Lenta
risalita verso il paradiso.
Conosco bene questo film, vive di luce, di bellezza e fascino,
coniugate al maschile e al femminile. C'è la scena del ballo, molto nota, in
cui lui, mentre abbraccia la donna amata, posa l’attenzione sullo sguardo
bruciante, acceso, erotico, di una perfetta sconosciuta dal viso brilluccicante
... ne nasce un incrocio mortale di fulmini visivi che innescano una tremenda tempesta
di possessione. Perché, da uno sguardo così violento, così invitante, che mette
a nudo, non possiamo quasi fare a meno di conoscere l'anima che vi sta dietro?
"La carne e il diavolo", è proprio questo il titolo della pellicola
i cui fotogrammi illuminano le nostre voglie.
Si tratta di un film del 1926, straordinariamente sensuale. Loro, gli
attori protagonisti, sono Greta Garbo e John Gilbert ... magnifici, bellissimi.
Un tempo rabbrividivo pensando ad un film in bianco e nero, con gli attori
ormai morti da anni, e riportati in vita, a camminare e sorridere, grazie ad un
lungo nastro di nitrato di cellulosa. Quante pellicole, perse nel passato, e
quanto lavoro, per restaurarne una ... Perché il mondo, prima di distruggere e
ingoiare quanto abbiamo prodotto, rende ogni cosa ingiallita, sbiadita,
inutilizzabile. Morta in vita, come fanno molti di noi, che trascurano di
essere se stessi, che non coltivano il proprio intimo, e si lasciano andare,
inesorabilmente, ingiallendo prima del tempo.
Scorrono le immagini del ballo …
http://youtu.be/Hr2ehyOz2Ms
Gli occhi di lei luccicano, sprizzano gioia, desiderio. Ecco il
contatto, la scusa, il fattore delirio ... un ballo ... movimenti un po’
leggeri un po’ vorticosi, mentre gli sguardi affondano, si toccano, scendono
dove solo il cuore sa, e può, rispondere. E poi ... già, è sempre la donna che
decide, che attira l'uomo nella sua rete. E' lei che, con la scusa di offrirgli
una sigaretta, lo invita ad uscire, ad allontanarsi dalla folla, a lasciare
alle spalle tutti i rumori, ad annegare il resto del mondo ...
Un passaggio tra le rose, a forare un buio che attira a sé ogni
perversione ... sguardi che trapanano la notte, e la morbida luce del cerino ad
illuminarne il viso già meravigliosamente seducente, fino a disegnare riflessi
caldi della fiamma su una guancia.
"Who ...are...you?"
Le chiede lui, intimorito da quella presenza sconosciuta ... chi sei ...
"What does it matter"
Ma cosa importa saperlo, risponde la sconosciuta ... e lo fa con voce
flebile, sembra quasi di poterne percepire le parole, il tono deciso ma senza alcuno
spirito di polemica. Che senso può avere, saperlo ... sapere chi siamo, chi ci
ha messi al mondo, il nostro lavoro, i nostri affetti, la somma dei dolori e
dei piaceri che si sono stratificati sul corpo e sull'anima. Siamo qua, io e
te; io per te e tu per me. Conta
solo questo. Oggi.
"I'm going to
see you again...often".
"Perhaps ...".
Forse ... Forse ... Perché dover ipotecare il futuro, affrettare
tempi, prevedere incontri, fissare appuntamenti, volere una continuazione
quando neppure sappiamo cosa faremo e dove finiremo. Vale anche per noi, questo
concetto, nell’attimo esatto in cui usciremo da questo cinema e separeremo le
nostre vite. Viviamo adesso, ora, questo istante, e non pensiamo a domani, al
prossimo incontro. Magari non ci sarà, non succederà più di incontrarci. Forse
… chissà … Perhaps …
You are ... very beautiful".
"You are ... very young".
Lei fa scorrere la sigaretta tra le dita, immergendola nelle labbra
schiuse, umettandola di rossetto, sfiorandola con la saliva. Lievemente. E poi,
sempre lentamente, guardandolo senza abbassare gli occhi, senza cedimento
alcuno, gli porge quella sigaretta, con un gesto intimo e familiare,
permettendogli così di aspirare il sapore delle sue labbra, del suo rossetto, il
retrogusto della sua essenza. E’ un invito. Secco. Palese. Senza alternative.
E’ l’espressione di un bisogno impellente, intessuto di sguardi accesi e brucianti,
miranti all'unico contatto possibile tra due esseri viventi, iniziale,
ancestrale, indimenticabile: il primo bacio.
Il respiro di lei si fa più affannoso, sospira, siamo al culmine del
desiderio. Trema lei, trema lui, trema la luce baluginante della fiamma sul
cerino. Poi la spegne lei, con un soffio ... non serve fumare. No, ora non
serve.
E c’è quel bacio, famosissimo. Intenso. Violento. Rapace. Rubato forse
a quella donna che, mentre la festa impazza, non sa nulla di come la follia
amorosa possa far intersecare due individui in pochi attimi. Attimi vissuti
senza ritegno, senza barriere, senza muri e maschere.
E ci siamo noi, qui, in questo cinema, ad osservare un incendio
d'amore tra perfetti sconosciuti. Hai voglia di baciarmi, mentre le mie mani
sono salite piano fino alla fascia di silicone delle tue autoreggenti, e da lì
si stanno insinuando attorno alla scia di carne che sta accompagnando le mie
dita tra le tue labbra, sui bordi del centro della tua femminilità. Mi lasci
fare, vuoi che impazzisca al solo al pensiero delle mie mani, delicate,
infilate tra le tue cosce, e tu senza intimo, che ti muovi delicatamente,
inumidendo le mie dita, e io a non poter fare altro. Continui ad accarezzare
coi tuoi capelli le mie guance rosse di desiderio, accavallando ripetutamente
le gambe, stringendole per sfregarti sulle mie dita ... madide di te ...
La carne e il diavolo, la perversione tra noi … dalla pellicola a noi
spettatori, colti da improvviso delirio mentre scorrono i fotogrammi del film,
e l'orchestra suona ... mentre, poco alla volta, si insinua quell’attimo di
paradiso che ci regalerà un lunghissimo bacio di piacere, a denti stretti, quasi
senza fiato, due esseri fusi, incollati per le labbra.
Non potrò far altro, dopo l’applauso finale, che uscire da questo
cinema, e infilarmi con te per le strade nebbiose di questa città sconosciuta. Potrò
solo godere di pochi, ultimi baci, mentre il vetro appannato andrà sbrinandosi, mano a mano che l’aria
calda circolerà nell'abitacolo della vettura.
Resterà l’odore di te, tra le mie dita, mentre le lascio scorrere
ancora ed ancora sui contorni del tuo viso, e bacio, per l’ultima volta, le tue
labbra, quasi più senza rossetto.
Eclissi
sabato 1 settembre 2012
La camicia bianca
Ieri pomeriggio, tornato a casa, avevo voglia di una Donna che mi togliesse la camicia bianca. Piano, lentamente.
Che passasse le sue mani sui miei capezzoli, sfiorando il
tessuto bianco e il mio corpo. Facendoli inturgidire con la sua saliva, la sua
lingua. La sua voglia.
Avrei voluto sentirmi baciare su tutta la schiena, dal
collo, alla nuca, morsi alternati ad una lingua curiosa, bagnata, a scendermi
fino al culo, per morderlo impietosamente lasciandomi le tracce dei suoi denti.
Dappertutto.
Avrei voluto che mi odorasse, come una bestia in calore,
alla ricerca di un corpo su cui sfamarsi, assetata dei miei liquidi, che da lì
a poco avrebbe fatto sgorgare a fiotti. Senza controllo. Senza misura.
Avrei voluto che me la togliesse, quella camicia bianca,
impregnata del mio odore dopo averla tenuta un giorno sulla mia pelle. Bottone
dopo bottone. Strappando anche tutti i bottoni, ma uno alla volta, sfiorando ad
ogni asola la mia pelle con le sue unghie curiose.
Avrei avuto voglia di sentirla scoprire tutte le mie
voglie per lei accogliendomi nella sua bocca.
Vorrei, ora, che sono nuovamente qui, con una diversa
camicia bianca, che lei la togliesse subito e mi entrasse dovunque, fino al cuore. Fino dove riuscirà a spingersi.
Non voglio essere continuamente candido, come quella camicia.
Voglio che vada dentro di me, a illuminare tutte le mie
ombre.
A insinuarsi negli angoli oscuri di me.
In modo naturale. In modo osceno. Senza che io possa
capirci più nulla.
Senza che io possa accorgermi del passare del tempo.
Voglia di essere nelle sue mani. Nella sua bocca. Per un
tempo infinito.
Senza più niente che non sia la mia pelle.
Senza più altro scopo che restare stretto a lei.
Eclissi
giovedì 23 agosto 2012
Vorrei che ti potessi risvegliare così, con questa fantasia che ha illuminato il mio inizio di giornata, e mi ha riportato a te con un sorriso malizioso.
Ti ho immaginata risvegliarti accaldata e piena di pensieri che roteano nella tua testa, arrovellata come i tuoi capelli ricci e corvini, inestricabili.
Ti allunghi fino al bordo del letto, ti togli solo le minuscole mutandine che indossi e immagini che io, inginocchiato, conficchi il mio viso tra le tue cosce ... poi le stringi, per riscaldarmi col calore rovente che hai lì in mezzo, accumulato durante la notte, un delirio di pensieri dietro l'altro.
Desidero che tu mi faccia perdere i sensi, tappandomi le orecchie con tutta la forza che hai, mentre il naso soffoca tra le tue gocce di lavico piacere ... sì, te ne prego, fotografa la mia schiena e il mio culo, nello specchio dietro di noi, col tefonino, la mia testa che quasi sta uscendo da te, i tuoi seni turgidi che mi sfiorano i capelli, le tue mani che scivolano dalla nuca in giù, lente, senza fretta. Poi spediscimi quella foto, ma soprattutto le tue parole, un pensiero che dovrà intrigarmi per tutta la giornata.
Sembra un parto, questo mio ritorno alla vita mentre emergo dal tuo liquido amniotico. Entro ed esco da te, senza pause, senza vergogna. Lavato ad ogni respiro.
Sono qui, ai tuoi piedi. Guardami. Mentre ti inarchi e rantoli, senza più lasciarmi andare.
Ho voglia di Donna, aperta, slabbrata, madida di umori. Apriti per me, infilati fino in fondo una, due, tre dita, fammi percepire il suono della carne che naviga tra i flutti del tuo piacere, sciabordio che procede ad onde, calma e tempesta.
Non ha mai avuto timore nel mostrarmi come raggiungi il tuo piacere, con le mani e con le mie voglie. Assaggiati, drena quegli umori fino alle tue labbra secche, e poi baciami. Senza ritegno. Baciami. Sorridi maliziosa, lo sai quanto mi piace il tuo sguardo da bambina un po' puttana.
Di cosa sai? Intingimi le palpebre, ho caldo e ho voglia di portare il tuo odore con me, oggi, per tutto il giorno. Disegna una parola sul mio petto ...
Come potresti addormentarti di nuovo, adesso, con queste mie voglie, mentre io esco di casa con te? Con te addosso, attorno, dentro?
Voglio odorare di te. E tu dimmi di cosa odorerai per me, oggi.
Fallo. In qualche modo.
Inventati il mio prossimo orgasmo.
Fammi immaginare il nostro incontro serale. Per cogliere di nuovo, tra le tue cosce nivee, tese sui tacchi altissimi, quel sapore che hai preparato per me, senza intimo. Passo dopo passo. Nella tua giornata.
Per me.
Per non farti più dimenticare.
Eclissi
sabato 18 agosto 2012
Threesome
Quando mi hai avvicinato dolcemente le labbra all'orecchio, sapevo che mi avresti fatto una richiesta: pensa a una donna. Ho chiuso gli occhi e ho cercato nella memoria un corpo femminile che mi eccitasse. Hai pensato?, mi hai chiesto con le dita che esploravano il mio sesso. Calma, ho risposto, sorpresa subito dopo dal tuo viso tra le mie gambe. Con gli occhi chiusi, pensavo ai seni più belli che avessi mai visto, che avevo voluto toccare. Capezzoli piccoli e rotondi. Anche tu, sicuro che io stessi pensando ad una donna, forse pensavi a lei. Alla stessa o a un'altra. E così abbiamo fatto l'amore per ore, instancabili, in tutti gli angoli di casa, attaccandoci al corpo dell'altro, lo stesso corpo. Poi, ci siamo sdraiati sul letto e tu ti sei messo a chiedere a chi avessi mai pensato, se esisteva, com'era. Bionda? Bruna? Se avevo mai fatto l'amore con una donna, se mi eccitavano le donne. Allora abbiamo ricominciato, tu eccitato dalle mie risposte, io eccitata a raccontarti le mie storie, a inventare storie.
[Tatiana Salem Levy, La chiave di casa, Cavallo di Ferro, 2011]
Questo pomeriggio mi sono messo a rintracciare il significato del termine "Threesome"... colmo la mia tremenda ignoranza passando per Wikipedia, e leggo:
Con threesome (dall'inglese, letteralmente: gruppo di tre persone) si intende una forma di sesso di gruppo a cui partecipano tre persone in qualsiasi tipo di combinazione.
Ecco ... ma allora, potrei definire "Threesome" anche la fantasia erotica dipinta da Tatiana, nello stralcio citato?
C'è lui, lei, l'altra. L'altra nei pensieri di lei, nell'immaginario di lui. Nella testa di entrambi. Un'immagine, un desiderio, una perversione. Comunque c'è un terzo soggetto, non proprio reale - ma credo conti poco - che si presenta nei contorni desiderati, con le caratteristiche sognate, la stessa creatura per entrambi, o due diverse, che si fonderanno fino a modellare quell'essere "terzo" nella relazione di biunivoca reciprocità.
Threesome ... sesso almeno a tre ... e la terza persona combinata come ci piace ... uomo, donna, fantasma cerebrale uomo, fantasma cerebrale donna ... la collega di lavoro, il commesso del negozio di lingerie ...
Quanti di noi, quanti, hanno delle compagne con cui poter condividere queste fantasie, anche senza necessità immediata o bisogno concreto di metterle in pratica?
E Quante di voi sono disposte, persino un attimo prima di abbandonarsi ai piaceri dell'amore, a raccontare all'amato le proprie ebollizioni mentali, a inventare storie, a far volare la fantasia sentendosi libere di farlo e di non essere prese per pazze o ninfomani?
La immagino, lei, che mi chiama, affannata, eccitata, e mi dice, lasciandomi di stucco:
"Ho nella testa un'idea: l'immagine di te, di un nuovo incontro, con la presenza di un'altra donna, e il sesso su di me portato da un uomo e da una donna. Fantasia".
Fantasia ...
Threesome ... una parola.
Eclissi
[Tatiana Salem Levy, La chiave di casa, Cavallo di Ferro, 2011]
Questo pomeriggio mi sono messo a rintracciare il significato del termine "Threesome"... colmo la mia tremenda ignoranza passando per Wikipedia, e leggo:
Con threesome (dall'inglese, letteralmente: gruppo di tre persone) si intende una forma di sesso di gruppo a cui partecipano tre persone in qualsiasi tipo di combinazione.
Ecco ... ma allora, potrei definire "Threesome" anche la fantasia erotica dipinta da Tatiana, nello stralcio citato?
C'è lui, lei, l'altra. L'altra nei pensieri di lei, nell'immaginario di lui. Nella testa di entrambi. Un'immagine, un desiderio, una perversione. Comunque c'è un terzo soggetto, non proprio reale - ma credo conti poco - che si presenta nei contorni desiderati, con le caratteristiche sognate, la stessa creatura per entrambi, o due diverse, che si fonderanno fino a modellare quell'essere "terzo" nella relazione di biunivoca reciprocità.
Threesome ... sesso almeno a tre ... e la terza persona combinata come ci piace ... uomo, donna, fantasma cerebrale uomo, fantasma cerebrale donna ... la collega di lavoro, il commesso del negozio di lingerie ...
Quanti di noi, quanti, hanno delle compagne con cui poter condividere queste fantasie, anche senza necessità immediata o bisogno concreto di metterle in pratica?
E Quante di voi sono disposte, persino un attimo prima di abbandonarsi ai piaceri dell'amore, a raccontare all'amato le proprie ebollizioni mentali, a inventare storie, a far volare la fantasia sentendosi libere di farlo e di non essere prese per pazze o ninfomani?
La immagino, lei, che mi chiama, affannata, eccitata, e mi dice, lasciandomi di stucco:
"Ho nella testa un'idea: l'immagine di te, di un nuovo incontro, con la presenza di un'altra donna, e il sesso su di me portato da un uomo e da una donna. Fantasia".
Fantasia ...
Threesome ... una parola.
Eclissi
giovedì 16 agosto 2012
Perchè lei - Annemarie Schwarzenbach
Ricordo bene, quel 1998.
Prima rimasi colpito dall'intera pagina "cultura", a lei dedicata, da
un quotidiano italiano, Il Giornale. Riporto qui sotto l’articolo a firma di
Giampaolo Martelli, intitolato “Faccia d’angelo e i suoi demoni”. Tutto partì
dalla folgorazione della storia raccontata nell’articolo, dalla foto di quel
viso, apparentemente felice, sulle amate montagne dell’Engadina, in Svizzera,
col cane adorato. Da lì, sì, da lì origina il mio amore per le donne
“danneggiate”, bellissime e con dolori impossibili da risolvere.
Non so più che fine abbia
fatto il giornalista che scrisse quel pezzo, ma lo ritengo uno degli articoli
più belli ed emozionali della mia vita. In piena pagina la sua foto, la foto di
Annemarie.
Annemarie, ricchissima,
colta, raffinata, bellissima, e distante, distante.
Annemarie, il suo amore per
le donne, per una sola donna, che non la riamò, Erika. Si
può voler amare, per l'intera vita, quell'unica donna che mai la ricambierà?
Annemarie, drogata alla
follia, costruttrice di mondi inesistenti, provò a suicidarsi senza riuscirvi,
in più di un'occasione.
Annemarie, che alla fine si
sposò con un diplomatico che non amò proprio.
Annemarie, che si imbarcò
da Trieste per andare a sposare il suo uomo a Teheran. Matrimonio di pure
apparenze, tanto …
Annemarie, che viaggiò
moltissimo, fu una delle pochissime donne a poterlo fare, allora, rischiando la
vita su percorsi difficoltosi;
Annemarie che, in fondo
alla sua giovanissima vita, cadde in bicicletta, una banale caduta nella sua
Engadina, attorno a Sils, e se ne andò, destino maledetto. Morte a cui forse
anelava, ma che non riuscì mai a darsi da sola, in vita. Bastò un sasso, una
caduta accidentale, voluta chissà da chi. E perchè proprio in quell’istante.
Dopo quell'articolo, riferito ad una mostra
milanese a lei dedicata, iniziai ad incuriosirmi.
Chi fu Annemarie? Una
scrittrice? Non penso proprio, ci provò, solo ora i suoi libri sono un
"cult" per coloro che la amarono. Una giornalista? Neppure, credo,
anche se i suoi articoli, e le sue foto, sono qualcosa di straordinario, per
gli anni in cui visse. Fu uno specchio della decadenza della sua epoca, e ben
rappresentò le dissolutezze che precedettero i disperati, confusi, anni della
Seconda Guerra Mondiale.
Comperai due libri su di
lei dal primo editore italiano che ne pubblicò la biografia, un editore donna
che seleziona solo lavori di donne, sulle donne, per le donne. Luciana Tufani
editrice.
Li ricevetti a casa, sono
racchiusi nei bauli che contengono i tanti libri che compongono il tassello delle mie letture.
LEI, COSI' AMATA. E' anche
il titolo della bellissima biografia romanzata che le dedicò la bravissima
scrittrice Melania Mazzucco, dopo qualche anno di ricerche in Svizzera. Trovi
questo libro anche in versione economica, fantastico.
Tutto qui.
L’inizio del mio percorso
alla ricerca di donne “bellissime” e “danneggiate”. Loro mi vengono vicino, è
sbagliato dire che io le cerco.
Forse, semplicemente, le
attendo.
Buona lettura.
Eclissi
**
Vent'anni, nel 1928, in uno
dei suoi primi scritti, Conversazione, sintetizza con queste parole ciò che
sarà il principio essenziale della sua vita: "Volete
vivere con prudenza. Che cosa credete possa derivare dalla prudenza? Solo altra
prudenza. Siete schiavi della vostra prudenza. Dove credete che vi porti - essa
elude le strade pericolose (non avete visto che sono queste a portare più in
alto?) (...) ogni genere di profondità è pericolosa. La prudenza rende piatta
la vostra vita. E rende piatti anche voi". Annemarie Schwarzenbach
ha presto lasciato la retta via per prendere solo strade difficili o, come dirà
lei stessa, vie tortuose, deviazioni, vie sbagliate, senza uscita, strade
notturne e vuote nelle grandi metropoli, piste carovaniere, mulattiere,
sentieri tra i boschi e le colline dell'infanzia o tra i boschetti di melograni
e i giardini d'Oriente. Tragitti, linee tracciate sulla carta, elementi del paesaggio,
ma contemporaneamente anche percorsi nella sua geografia interiore e corporea.
Ad ogni suo scritto corrisponde un viaggio realmente compiuto che diventa la
base del suo lavoro, un elemento così indispensabile da farle affermare spesso
di non essere adatta a nessun genere di vita sedentaria.
[Tina d'Agostini,
introduzione alla biografia di Annemarie Schwarzenbach]
**
FACCIA D'ANGELO E I SUOI DEMONI
Una mostra fotografica a
Milano e la traduzione di due opere a 90 anni dalla nascita della più bella ed
anticonformista scrittrice del Novecento.
Lo sguardo sembra che
contempli l'infinito. I capelli corti alla garçon, leggermente ondulati sulle
tempie, i lineamenti aristocratici, in un abito maschile nero e la cravatta
annodata su una camicia bianca, Annemarie Schwarzenbach tiene tra le dita una
sigaretta. Potrebbe essere il ritratto di un giovane dandy, di un esteta
diafano, enigmatico e malinconico. A ritrarla è Marianne Breslauer, allieva e
assistente di Man Ray, che avrebbe detto: "Non avevo mai visto nessuno
come lei, se mi avessero detto che era l'arcangelo Gabriele e che mi trovavo
davanti al Paradiso ci avrei creduto. Non sembrava né un uomo né una donna, ma un angelo, un arcangelo,
così come io immagino un arcangelo".
Era il 1931, e quella
fotografia esposta in una libreria di Zurigo in occasione della pubblicazione
di "Gli amici di Bernhard" fu trafugata nella notte da alcuni
sconosciuti che infransero la vetrina. Qualche anno dopo, lo scrittore Roger
Martin du Gard le dedica un libro ringraziandola "per portare su questa
terra quel bel volto d'angelo inconsolabile". Ma dietro l'angelo che vuole
volare oltre i confini umani, si nascondono lacerazioni e inquietudini,
passioni e frustrazioni, aneliti verso l'assoluto e pulsioni autodistruttive
che fanno di Annemarie Schwarzenbach - prima ancora che una scrittrice, una
giornalista, una viaggiatrice - la protagonista di una vicenda umana sublime e
insieme dannata.
Diventata un'autrice di
culto in Svizzera, in Germania, in Francia e negli Stati Uniti, l'interesse su
questa "figlia del secolo" si è accesa anche in Italia.
Contemporaneamente ad una mostra delle fotografie di Marianne Breslauer,
promossa dal Centro culturale svizzero (ospitata nella sede di via Vecchio
Politecnico a Milano, e aperta fino al 7 novembre) sono usciti "Morte in
Persia" (edizioni e/o) e La valle felice (Luciana Tufani editrice).
Nata nel 1908 da una
famiglia dell'alta borghesia imprenditoriale svizzera, Annemarie Schwarzenbach
cresce nel "paradiso" di Bocken, una villa, a pochi chilometri da
Zurigo, immersa tra boschi e prati. I primi anni sono quelli di una bambina
allegra e vivace, gioca con i fratelli e le sorelle, fa lunghe passeggiate con
il padre Alfred, un uomo colto e amabile. I rapporti con la madre, Renée Wille,
sono contorti e complicati. Avendo desiderato nascere maschio, trasferisce
questa aspirazione su Annemarie, la figlia prediletta, indirizzandola verso uno
stile di vita virile. La veste da maschietto con calzoncini di pelle bavaresi,
poi la traveste da paggio, da soldato e da
marinaio. Vorrebbe che la ragazza diventasse una provetta cavallerizza
ma Annemarie - a differenza della madre - non ama l'equitazione.
A Bocken intanto s'insedia
stabilmente la cantante lirica Emmy Kruger che diventa l'amica del cuore di
Renée: Di tanto in tanto le due donne scompaiono per alcuni giorni. La relazione di Annemarie con
la madre diventa conflittuale. Successivamente, Annemarie Schwarzenbach
trascorre due anni nel collegio femminile di Fetan per poi iscriversi nel 1927
alla facoltà di Storia e Letteratura dell'Università di Zurigo. Gli occhi
grigio-azzurri su un volto pallido, vestita con ricercata eleganza, quando
compare nell'atrio dell'ateneo gll studenti smettono di chiacchierare e la
guardano con ammirazione. Prima di laurearsi nel 1931 trascorre un breve
periodo a New York e per un anno frequenta i corsi alla Sorbona di Parigi. Tra
le opere che scrive vi è la trilogia delle "Novelle parigine" e
"Ruth". Frequentando il caffè di Montparnasse conosce poeti, artisti
e modelle. E però la Germania ad attrarre Annemarie Schwarzenbach che va a Monaco
e dopo a Berlino. A Monaco conosce Erika e Klaus Mann, i figli del
"mago" Thomas, uniti da un amore incestuoso ma non esclusivo.
Affascinata da Erika, sicura disinibita e ribelle, Annemarie se ne innamora ma
ben presto si rende conto che può rimanere solo ai margini della coppia. Erika si lascia
amare ma rifiuta qualsiasi rapporto privilegiato. Comunque, i due
fratelli diventano per Annemarie un sostegno e l'aiuteranno ad allontanarsi
dalla madre. E sono ancora i due Mann ad avviare l'amica svizzera all'uso della
morfina.
Berlino all'inizio degli
anni Trenta è la città più libera del mondo. Offre emozioni, piaceri, frenesie
erotiche. In quell'ambiente creativo e trasgressivo, Annemarie è convinta di trovare se stessa. Si
tuffa nella vita notturna e non va mai a dormire prima dell'alba. E attirata
dai locali e dai cabaret degli omosessuali e dei travestiti come l'Eldorado e
il Topkeller, dove si dà appuntamento una variegata fauna umana che ha infranto
la morale borghese. Cerca di vincere la sua insicurezza, bevendo e sperimentando
nuove relazioni amorose. Ma quegli eccessi, e la sua incapacità a vivere con
leggerezza la rendono infelice. Uno stato d'animo che si ritrova nella
"Novella lirica". La vocazione
di Annemarie Schwarzenbach è quella di scrivere ma anche di viaggiare. Sono tre
i viaggi che compie in Persia dal 1933 al 1935. Durante il suo primo soggiorno,
conosce il diplomatico francese Claude Clarac, un giovane di tendenze
omosessuali, che le chiede di sposarlo. Ritornata in Svizzera, dopo un
tentativo di suicidio, Annemarie riparte per diventare la moglie di Claude. Ma
il matrimonio non funziona. Sofferente nell'animo e nel Corpo, il panorama che
contempla è desolato e irreale. La "malattia persiana" è raccontata
in "Morte in Persia" e in "La valle felice", una riscrittura
in chiave lirica e visionaria del primo libro. Quella di Annemarie è una lotta
contro i demoni interiori e l'opacità del mondo. Gli ultimi anni della sua vita
li trascorre in una continua fuga. In lei si alternano slanci vitali e cadute
nella depressione.
Per disintossicarsi dalla
morfina entra ed esce da cliniche e ospedali psichiatrici. Continua a spostarsi
con frenesia da un Continente all'altro. Forse per cercare una patria perduta.
Con Barbara Hamilton-Wright attraversa più volte gli Stati Uniti. Si reca in
Urss per compiere ricerche su Larenz Saladin, uno scalatore morto tragicamente.
Sempre in automobile, insieme ad Ella Maillart, intraprende un avventuroso
viaggio verso l'Afghanistan. Da sola va in India. Poi parte per l'America con
Margot von Opel e il marito Fritz. A New York accade un episodio drammatico. La
scrittrice Carson McCullers, la "Monaca deviante" della letteratura
americana, conosce Annemarie, se ne innamora follemente e vuole che vada a
vivere con lei. Annemarie rifiuta. Ma si trova al centro della gelosia di
Margot e della Carson. Nel 1940, durante un raptus, Annemarie in una camera
dell'hotel Pierre cerca di strangolare Margot von Opel, dopodiché tenta di
uccidersi tagliandosi le vene dei polsi.
La morte arriva due anni
dopo in Svizzera. Il l 5 novembre 1942 in seguito alle ferite riportate in un
incidente cadendo in bicicletta, Annemarie Schwarzenbach si spegne.
[Il Giornale, 12/10/1998,
Giampaolo Martelli, Album]
Iscriviti a:
Post (Atom)










